Ciò che è è, ciò che non è è possibile

venerdì, ottobre 29, 2004

Stamattina le nuvole sono belle e pesanti, e si arrotolano in cielo rincorrendosi e, senza che se ne accorgano, ti fanno vedere un pezzetto di cielo di un blu acido sullo sfondo; un piccolo choc, stamattina: ricordarsi quanto può essere blu il cielo, in una giornata umida e autunnale, dove percorro la mia solita strada in bici, tra le macchine, sotto il sottopassaggio Zanardi e poi lungo la bella e antica via Beverara, per poi attraversare il Navile e sentirmi a casa in mezzo a casolari imbevuti di umidità e ubriachi di storie di vita umana. Quegli stessi casolari ora appartengono all'Università di Bologna e temo di sapere che fine dovranno fare: spero solo che mi lascino almeno finire il Dottorato serena e tranquilla. Peccato, però, se non riuscirò più a ritrovarli. Stasera ci sono gli Einstuerzende. Domani si parte per Catania! Direi che l'unica cosa che mi manca è il tempo per annoiarmi.
Ci sono cose che stanno entrando a fare parte della vita lontanadalblog perchè vengono catalogate come vitaprivata, quindi, amichetto mio, non pensare che non scriva più di te perchè non mi sorprendi più!
Non ho mai capito bene il significato delle parole di questa canzone, ma è una delle mie preferite dei Depeche Mode e la canto spesso...
Running through my head secretly
The shouts of the boys in the factory
I ring you on the telephone silently
Like blood, like wine in the darkroom scene
The darkroom scene, darkroom scene
A letter, once composed
Seven years long and as tall as a tree
Reading on the wall
Emissions, efficiency
Efficiency, efficiency
Resurrect, as a feeling, on my window
Of a past reunion
Resurrect as a feeling on my window
Of a past reunion
Vision of a picture like the city
And the air we breathe
The air we breathe, air we breathe
She stood beside me once again
I knew her face
We met before in the street
Recalling all the children dancing at our feet
The dancing feet, dancing feet

postato da FatinaTedesca 09:39 | commenti (6)

giovedì, ottobre 28, 2004

La testa è vuota. La mia vita oggi è vuota e mi ricordo che cosa non dovrò fare nel futuro. Gli unici momenti in cui sono così vuota sono quelli in cui devo mettere le mani su qualche programma. Domani, se avrò finito con il programmachenonfunziona sarò felice di uscire dal mio luogodilavoro ad ali spiegate, pronta a vibrare al ritmo della musica degli Einstuerzende, che saranno a Reggio Emilia nel bellissimo Teatro Valli.

[COMPLETO IL POST] ... in alternativa uscirò dal mio luogo di lavoro un po' appesantita e, dopo qualche trattamento, sarò pronta ad andare a vedere gli Einstuerzende. Chi può mai pensare che potrei rifiutare una occasione del genere?!?! Siamo matti!?!!??!!?

Il programma cmq comincia a farsi domare.

postato da FatinaTedesca 12:25 | commenti (6)

mercoledì, ottobre 27, 2004

Anche la piscina ha un suo fascino. Quello che un tempo era un ambiente puzzoso, odorante di cloro, umido, stracolmo di gente dentro la stessa acqua, in cui devi per forza metterti un costume orrendo, ti fanno addirittura mettere la cuffia, ti fanno fare fatica, su e giù per la stessa corsia, può diventare un luogo quasi poetico, in cui tutti questi omini si muovono ad un ritmo prefissato, che non è quello della musica che riecheggia e fa da sottofondo all'acquagym o all'hydrobike, ma è il ritmo della piscina, il suo battito. Ormai sono lontani i tempi in cui mi vedevo brutta con la cuffia (a quasi trent'anni la propria faccia si accetta anche se ridicolizzata da una stupida cuffia), come sono lontani i tempi in cui mi fermavo alla fine di ogni vasca ed ora mi sento a mio agio, mi diverto quasi nel vedere come tutto si muova sincronizzato, guardo incuriosita tutte le facce delle persone, sento i loro discorsi negli spogliatoi, guardo con ammirazione la gamba di plastica del mio vicino di corsia, che seppure con le sole braccia, nuota, nuota bene e va per la sua strada, avanti e indietro sulla sua corsia; e io nuoto, nuoto, nuoto e mi sento fiera di me che miglioro ogni giorno, imparo cose sempre nuove e nessuno sospetta che io abbia pazientemente imparato a nuotare due anni fa, vincendo la mia antipatia per la piscina, quando faccio una vasca dietro l'altra. Ieri ho visto i miei matti dalla finestra. All'inizio ero così spaesata in quella casa che il loro sguardo mi infastidiva, ed ora li cerco, quando torno a casa guardo se ci sono e se sono contenti, li saluto, faccio qualche gesto scemo sulla terrazza e ridiamo. In casa sta per arrivare una cyclette: se ne vedranno delle belle! Me le immagino già a sudare impegnate sulla loro biciclina da 40E! La luna sta crescendo e domani sarà piena.

postato da FatinaTedesca 09:25 | commenti (4)

martedì, ottobre 26, 2004

L'ansia è il mio motore: non deve fare paura, basta incanalarla nel modo giusto e si può usarla come combustibile, come motore per gli spostamenti, come miccia per fare esplodere le tue sensazioni. Bisogna ogni tanto domarla e magari lenirla con un po' di yoga, o stancarla con centinaia di km in bicicletta, e poi farai una splendida figura perchè tutti penseranno che sei superattiva perché sei semplicemente una persona positiva. E invece no. Sei positiva perchè hai l'ansia di fare, la voglia di conquistare, capire, sentire, annusare, a volte senti il dovere di fare qualcosa e l'essere fedele al tuo dovere - verso di te o verso gli altri - placa l'ansia; e mentre ti sposti dal lavoro ad un incontro con qualcuno, o ad uno degli appuntamenti serali è l'ansia il propulsore. L'ansia uccide, debilita, spossa il corpo e la mente, ma se la gestisci in modo giusto la puoi sfruttare. Del nostro modo di essere non si butta via niente - come insegna mia nonna, riguardo ad altre cose -; ogni difetto può essere prezioso, può essere qualcosa che gli altri non hanno - la prepotenza? -, ogni forma di sensazione - l'ansia? - può essere ciò che ti rende più energica degli altri.
Un giorno scriverò un prontuario per guarire i dolori al collo; l'ansia non la so ancora domare abbastanza bene e a volte me lo rosicchia, da quando quella vecchina rincoglionita mi ha fatto cadere in motorino, tagliandomi la strada in macchina, ma piano piano vedrete che riuscirò a rosicchiarla io.
Ieri non è l'ansia che mi ha portato al parco a correre, ma la voglia di rilassarmi; come sempre al parco si fanno incontri bizzarri, e se corri in un parco piccolo è come se sentissi le paranoie delle persone mentre gli corri vicino: signore con cani, su cui riversano un affetto immenso e mieloso, senza tetto e ubriachi, con o senza cani, sempre con uno sguardo liquido e perso nel vuoto, mentre trovano un po' di pace in mezzo agli alberi. Ho conosciuto un maghrebino di cui non mi ricordo il nome, che faceva una gran puzza di alcool, ma era dolce ed aveva tanta voglia di parlare. Dice che gli piace molto fare sport, ma ora è in un buco brutto brutto e quando ne esce vuole andare a nuotare al mare ed a correre. Potrei improvvisarmi preparatrice atletica o l'insegnante di yoga in un centro di disintossicazione di un qualche tipo, un giorno. Con i matti, no, è meglio che lasciamo stare la ginnastica...

postato da FatinaTedesca 08:02 | commenti (7)

lunedì, ottobre 25, 2004

Che dire... sono sempre più in forma, ma sono sempre e comunque tacciata di essere prepotente. Lo dice anche mia mamma, se intervistata sull'argomento, con l'affetto che può avere solo chi ti ha generato. Banalmente ogni scarrafone è bello a mamma sua, e meno male che non c'è solo lei... Altrimenti io, povero scarrafone turchino -sono sempre comunque una fata, la fata-scarrafona!-, finirei per venire schiacciato da chi pensa che sono una egocentrica-prepotente, invece di vedere i miei lati positivi. Ma per vedere i miei lati positivi bisogna accettare di mettersi sulla mia lunghezza d'onda e sentire quello che sento, altrimenti, se non si sente questo, se non si sente la mia dolcezza, la mia positività, la mia voglia di vivere, la mia generosità ed il mio amore per le persone, di me rimane solo un fantoccio sorridente e sicuro di se.

postato da FatinaTedesca 09:44 | commenti (6)

sabato, ottobre 23, 2004

Quando l'ho incontrato camminava, fumando, sotto il portico di via Marconi, con un sorriso mesto stampato sul viso ed un mazzolino di fiori di campo tenuti insieme con la carta stagnola, con le sue spalle curve e le sue gambine magre, il suo volto ormai vecchietto e i suoi occhi azzurri e umidi. "Porto i fiori a mio padre al cimitero; sai, avevo solo lui, di padre". Questi cinque omini sono, ognuno, un concentrato di sofferenza umana, un gomitolo di dolcezza non espressa, un misto di incoscienza e lucida comprensione, mediante la loro semplicità diretta e schietta, delle cose più importanti - banalmente dimenticate - della vita. Voglio imparare da loro, voglio essere migliore, voglio essere trasparente ed essenziale, voglio capire me stessa e loro, voglio sapere cosa vuol dire essere come loro, voglio vivere, poco a poco, ma costantemente, il tempo della mia vita, parallelamente alla loro vita, perchè sono persone all'ennesima potenza, perchè trasfigurati dalla sofferenza, dalla malattia e dalla loro stessa psiche.

postato da FatinaTedesca 20:14 | commenti (3)

giovedì, ottobre 21, 2004

L'autunno è arrivato, ma io sono indifferente: basta vestirsi di più, coprirsi se piove, e poi si può proseguire oltre, come se nulla fosse, come se il sole nel cielo o il caldo non fossero importanti. Quando si hanno degli scopi nella vita non sarà l'autunno a fermarti; la marcia verso i miei futili, ma importantissimi obiettivi continua, giorno per giorno, tra una lezione di yoga, una nuotata, un incontro a tu per tu con persone importanti (per me), un giro in bici ed una cena sul mio terrazzo, rendendo impossibile una serata in casa ad annoiarmi davanti alla tv. Ieri sono stata in casa dopo il lavoro, dopo ben quasi due mesi. La mia camera aveva bisogno di me, ma il livello di disordine è solo lievemente diminuito, mentre telefonavo ai miei amici, per accertarmi dello stato di salute di Maurino, per scuotere qualcuno con la notizia dell'ultimo cd di remix dei Depeche. E intanto sono riuscita anche a cenare con le coinquiline, ma quando ho sentito la sigla di "Un posto al sole" sono sobbalzata sulla sedia e fuggita in camera a nascondermi.
E' bello frugare tra i vestiti, provarseli tutti, con gli abbinamenti più sconvolgenti, con l'eleganza più sfrenata mentre sei lì in mezzo a montagne di vestiti, magari seminuda, ma concentratissima, a piegare i vestiti ed a telefonare a qualcuno, con in testa la parrucca da Fata Turchina (sta molto meglio a Gulliver che a me, nonostante io sia più fata di lui!).
Meno male che le due erano interessate ai programmi tv!

postato da FatinaTedesca 09:27 | commenti (10)

mercoledì, ottobre 20, 2004

Hanno l'occhio spento e sembrano sul punto di tirare le cuoia davanti alle porte del centro commerciale e invece... Si aprono le porte ed i vecchietti spingono con una forza inaspettata il loro carrello o trascinano il loro carrellino portaspesa, stendono sul pavimento lucido del Centro Lame lunghi passi distesi, affrettandosi a varcare per primi la soglia della coop. Io cammino, con la mia ruota della bici in mano, e li guardo con gli occhi sgranati, procedendo con la lentezza che le mattine dopo la piscina mi conferiscono quasi come una benedizione. Ieri sera ho visto "La Mala Educaciòn", oltre tutto in lingua originale, nonostante io sia ferma da due anni al capitolo 3 della grammatica spagnola; mi è piaciuto molto per la sua intensità, la solita intensità che Almodòvar sa dare ai suoi film; mi è piaciuto anche per la compagnia, di colui noto al blog come Geco - forse è diventato un rettile per l'eleganza della sua magrezza e la velocità dei suoi movimenti -. Rimarranno sempre nella mia memoria i suoi occhi sgranati, quando, mentre parlavamo di come stiamo fisicamente, gli ho mostrato la pancia, come farebbe innocentemente una bambina orgogliosa; balbettando mi ha chiesto: "D-d-dove è sparita? C-c-come hai fatto!?". 5 piani di scalini, poi l'incontro con una delle mie coinquiline (nota al blog come Lamenopeggio: diventerà Lamigliore?), poi con l'altra, LaGiandona, rilassata da un'ora di salsa, tutta risolini e rossori. Non sono male, in fondo! Stiamo bene in questi giorni e mi inteneriscono quasi quando guardano UnPostoAlSole, annoiate e appesantite, e si lamentano dei loro problemi, quando guardano cosa mangio e mi chiedono "MangiSoloQuello?". Tutti gli esseri umani hanno una speranza di essere compresi: potranno non piacervi mai, ma almeno riuscirete un giorno a comprenderli. A me almeno capita così, tranne con le persone ipocrite e false. Quelle no, non hanno speranza. Nella mia mente, intanto, continua una simbiosi, si ingrossa un filo di ragnatela che si è inspessito con un digiuno insieme, che mi spinge sempre a lanciare il mio pensiero verso il FollettoBuono, quasi fosse diventato una parte inscindibile della mia vita, entrando nel novero delle persone che vorrei sentire più spesso possibile, come se fosse parte della mia immaginaria famiglia.

postato da FatinaTedesca 09:10 | commenti (3)

martedì, ottobre 19, 2004

Pensando a cosa ho realizzato oggi mi viene un po' da pensare se mi interessa davvero ciò che faccio. Ho forse interesse a fare più o meno l'informatico tutta la vita? A volte la cosa mi deprime e penso che non mi adatterò mai all'aridità degli strumenti che devo usare. Altri giorni, invece, mi sembrano strumenti innocui e stupidi, che sono facili da usare. Forse mi devo fare una pera di ottimismo e ricominciare tutto da capo. Certo che, però, la vita richiede un grosso sforzo di autoillusione ed autoconvincimento! Purtroppo ogni cosa ha il suo lato negativo e passare il tempo a subirne gli effetti è altamente improduttivo, soprattutto se il lato negativo non è poi così predominante rispetto agli aspetti positivi. Insomma: come farsi piacere ogni cosa della vita. O come ingoiare rospi e sentirsi nutriti. Speriamo che il domani mi porti nuove ispirazioni. Pensando invece a quanti km ho totalizzato nei miei giri in bici del fine settimana sono decisamente più soddisfatta! 400 da inizio settembre!!!

postato da FatinaTedesca 18:04 | commenti (3)

Il mio plauso va oggi alle persone che sanno dire le cose che pensano anche se sanno che sono impopolari.

postato da FatinaTedesca 09:09 | commenti (4)

lunedì, ottobre 18, 2004

Un percorso che ha la dimensione dell'avventura, partendo da Bologna, attraverso campi, boschi, strade deserte incorniciate dalle montagne, io ed il mio compagno di viaggio, in bici, in armonia e in equilibrio, a faticare, a ridere, a cercare di non cadere mentre ci buttavamo giù dalle tante discese sterrate, fino alla cima di Montovolo. Dopo i chilometri rimane solo la fatica del tuo corpo a farti compagnia e se riesci ad abbandonartici essa ti porta in un sonno profondo che non conosce inquietudine. Se. Dico se. Se invece non riesci a rassegnarti alla stasi, allora continui il movimento anche di notte e sogni cose strane in cui personaggi della tua vita attuale vestono i panni di personaggi passati e ti ritrovi a dire sentire tiamo e, consapevole di non pensarlo, rispondi tiamo, mentre lo sguardo implorante dell'attore aspetta una risposta. Il movimento continua la notte dopo, in uno dei soliti sogni di festa, di gente, di NicolaDavideValerio, che compaiono sempre in vesti diverse, sempre loro, ma sempre strani. E intanto mi sono ricordata chi è Lui, l'ho riconosciuto da come mi ha fatto respirare il suo respiro e null'altro.

postato da FatinaTedesca 08:32 | commenti (2)

venerdì, ottobre 15, 2004

Un giorno nuovo, che comincia come tutti gli altri, eppure ha alle sue spalle una notte incantata, la condivisione spirituale di un qualche cosa con una persona speciale, una notte agitata di sogni così veri che quando ti svegli senti la sensazione del contatto che hai avuto la notte, senti ancora la tua pelle che scotta, la tua testa che elabora le sensazioni.
E' così bello sentirsi di carne.
Sentire la tua carne mentre respira, mentre tu sei immobile e la tua testa ripete due parole, il tuo corpo si rilassa, scompare, ma tu la tua carne la senti, senti che respira ed è come se vedessi l'aria che entra dentro di te con tutta l'energia; è come se vedessi il tunnel di carne in cui entra e poi da cui esce, sgonfiando il tuo corpo e portandosi via un pezzo di te, un pacchettino di tensione. La tua testa assiste a tutto ciò, vedendo per la prima volta il tuo corpo immobile; lo vede per quello che è, cioè un pezzo di carne, capisci quanto sia importante che sia la testa a badare a questo incosciente e sciagurato pezzo di carne, che se dovesse comandare ti porterebbe stupidamente alla rovina.
Quando sei vegetariano, ogni maialino che corre nel suo recinto, con le sue chiappette rosa e paffute al vento, coi suoi peli biondicci sulla pelle rosa che ti ricordano quelli dei tedeschi biondi biondi, è tuo fratello, gioisci nel vederlo sgambettare, come si gioisce nel vedere un bambino che ride; ogni papera contenta che nuota nel laghetto dei giardini, godendosi il sole e guardandoti di traverso con il suo sguardo da volatile, è tua amica; ogni cane che ride perchè è contento di andare a spasso con il suo padrone è una piccola creatura di questo mondo che si gode la sua vita, come tu cerchi di goderti la tua. Ogni essere vivente non è un oggetto che prima o poi dovrà perire per mano umana e soccombere alla sete di carne del nostro corpo, ma un essere che, se fosse per te, avrebbe il diritto di vivere la sua vita in pace, in serenità, un essere come te di cui tu non ti ciberai e di cui non assorbirai il dolore e l'angoscia.

postato da FatinaTedesca 09:29 | commenti (8)

giovedì, ottobre 14, 2004

Continuando il discorso di ieri mi chiedo se ciò che mi spinge sia una energia positiva o la mancanza di qualcosa, però, comunque sia, funziona... Oggi non ho molte cose da dire perchè il giro in bici di ieri, seguito dal torpore e dall'incapacità di interagire mi hanno appiattito il cervello. Oggi sono qui a lavorare in uno stato di beata incoscienza, tranquilla serenità, mentre faccio il mio primo esperimento della luna piena. Stasera forse mi viene a trovare il mio Folletto e condivideremo insieme le sensazioni di questo mio esperimento, che per lui è ormai una prassi. Mi guardo nelle vetrine e vedo che ho i pantaloni vuoti, anche se non sono di certo magra. Non mi sento più me stessa ed è difficile abbandonare la propria immagine paffuta vista e rivista per quasi 30 anni. Ti ci eri abituata alla ciccia e ora l'hai persa per strada. Penso con nostalgia alla mia ciccia, a volte, e il mio inconscio studia, di nascosto, un modo per riacquistarla un giorno, magari tutta in un giorno. Poi mi guardo allo specchio, mi faccio coraggio e mi dico che si può sempre cambiare anche a 28 anni, che non è mai troppo tardi, che comunque ci si abitua anche ad essere magri, che è più facile andare a comprare i pantaloni se porti due taglie in meno, che non è detto che, abbandonato l'entusiasmo iniziale io debba per forza ritornare come prima. Io non sono qualcosa di sempre uguale, come non deve esserlo il mio corpo, la cosa può sembrare banale, ma è bello e difficile rendersene conto.

postato da FatinaTedesca 09:55 | commenti (3)

mercoledì, ottobre 13, 2004

Irraggiare o assorbire? Mi sono sempre chiesta se ci siano persone energeticamente autonome e forse qualcuno pensa che io lo sia, chissà. Io ammiro certe persone quando mi fanno pensare di esserlo, poi mi rendo conto che in realtà non sono autonome, non riescono, da sole, autonomamente, a trovare la loro energia, sono solo più dure e più chiuse e quando non stanno bene si cullano, senza farne troppo una tragedia, nella loro solitudine e malinconia, imbevendola di birra e/o di tv. Io non sono autonoma, se non ho un pubblico mi spengo, se non ho qualche cosa -non solo qualcuno, le persone non bastano- da cui succhiare energia non posso sopravvivere, mi spengo perché non sono fatta per accettare la malinconia, per annaffiarla con alcunchè. La mia malinconia la voglio cavalcare come un dono prezioso e prenderla in mano coccolandola, per poi sollevarla avvicinandola al mio viso e soffiarla via, utilizzando qualunque fonte di energia. Io assorbo. Assorbo da ogni cosa, da ogni esperienza sensoriale, da ogni persona assorbo e irraggio, più assorbo e più irraggio, più agisco e più assorbo, più sento e più irraggio. Ieri di belle cose ne ho assorbite tantissime, ma tante da essere oggi sul punto di scoppiare. Non ho mai ricevuto tante carezze, abbracci e sorrisi come ieri sera, alla cena dei matti. Sono persone allegre e carine (certo li abbiamo visti nel loro momento migliore!), pure, affabili e gentili.

Mi ha sorpreso la normalità dei matti.

Ho ammirato la cura ed il rigore con cui essi vengono assistiti, mi ha stupito il fatto che lavorano come tutti, è bello vedere come siano stati educati e come vengano spinti a collaborare con la vita domestica di tutti i giorni (ognuno ha i suoi turni per la cucina e le pulizie).

Anche i loro assistenti più giovani (che avevano organizzato la cena) sono molto carini e simpatici: due faccine semplici e graziose e un sorriso timido quando parlavano...

Che cosa ha più importanza al mondo di sentirsi abbracciati e voluti bene in modo così aperto e puro? Evviva i miei nuovi amici matti!

postato da FatinaTedesca 08:52 | commenti (2)

martedì, ottobre 12, 2004

Rispondo al telefono e mi dice "Dai, dimmi qualcosa di bello, dammi la carica!". Ok: parlo, parlo, parlo. In qualsiasi momento ho una scorta di energia pronta, anche quando ne ho poca per me! Alla fine era abbastanza soddisfatto...

postato da FatinaTedesca 14:50 | commenti

Questo blog conoscerà il suo primo autunno ed il suo primo inverno! Oggi è proprio freschino ed il cielo è davvero cupo, ma credete forse che la cosa possa avere qualche importanza? Ieri sera ero di cattivo umore e sono andata a yoga, dove il maestro ci ha fatto stare in posizioni tremende in cui i muscoli o venivano tirati all'impossibile o tremavano per la fatica! Dopo il solito training autogeno in cui ho dormito placidamente, abbandonandomi al pavimento, sono uscita con gli occhi a mezz'asta ed un sorriso ebete (il maestro sorrideva, secondo me il mio stordimento era piuttosto evidente!), ma internamente in pace, carica, in somma: a posto. E' veramente bello vedere come basti poco, come le cose più semplici ti possano fare stare bene. Stasera ho un invito a cena speciale: a casa dei matti che abitano di fronte a me!!!! Penso che il mio amico Walter mi abbraccerà per tutto il tempo e non mollerà mai la presa, come ha fatto l'altro giorno al supermercato. Io pensavo che prima o poi si sarebbe stancato e quindi pazientavo, lasciandomi stritolare, ma lui era veramente tenace oltre ogni mia aspettativa! Un sabato mattina ero uscita a fare la spesa prima di partire in bici e camminavo saltellando sotto i portici di via delle Lame con un sorriso felice, quando l'ho visto alla mia destra, con i suoi baffetti, le sue orecchie a sventola, la sua testa a pera ed il suo sorriso inconsapevole ho sorriso ancora di più e l'ho salutato, continuando a camminare oltre; quando poi mi ha urlato, con fare quasi serio -e la frase lo sembrava ancora di più perchè sottolineata dal suo sguardo vitreo, da matto-, "Dove vai vigliacca! Vieni qui che ti ammazzo!!!" mi sono messa a ridere sonoramente e sono scappata aumentando il passo. Forse le persone intorno hanno fatto due più due ed hanno banalmente dedotto che siamo matti!

NOTA STONATA: La coinquilina delle due che da grande vuole fare l'educatrice e lavorare nel sociale, a contatto di disabili &Co. stasera non verrà alla cena! L'altra (potremmo chiamarla Lamenopeggio) invece viene di buon grado . Mi rendo conto di che influenza negativa possano esercitare gli esseri umani gli uni sugli altri: quando sono insieme sono uguali a quella peggio delle due (la possiamo chiamare la Giandona). In un dialogo tra Lamenopeggio e la mia Puppe, la prima chiedeva a quest'ultimo ed a se stessa che cosa io penso di lei. Forse si rende conto di essere un po' strana, chissà...

postato da FatinaTedesca 08:24 | commenti

lunedì, ottobre 11, 2004

C'è un posto, vicino al centro di una città come Bologna, dove gatti paffuti si leccano i baffi dopo avere consumato la loro colazione e poi se ne vanno a fare un giretto sul fiume, dove, quando passi, le persone che ti incontrano ti salutano anche se non ti conoscono, dove le case hanno visto chissà quali spettacoli umani. Stamattina stavano sgombrando la zona e mi hanno raccontato che verrà il Sindaco: è un luogo legato non so in che modo alla vicenda della Uno bianca, dice l'operaio. Mi sorprende apprendere che il casolare che è ormai parte dell'arredamento della mia vita reca una scritta incisa da chissà chi, che oggi Cofferati verrà a vedere. Ieri ho riaccompagnato la mia Elena all'aeroporto e ho dormito, con un abbandono per me inconsueto, esausta per il weekend, per il divertimento e le risate che hanno rilassato e affaticato il mio corpo, sciogliendo la morsa che i nervi tesi e nachetwasstrebende mi avevano creato attorno -ein transparentes Nervenkostum!-. Continua, nel mio cervello, un brainstorming italo-ispano-tedesco, o anche tedesco con accento spagnolo, o anche italiano mescolato a tedesco o anche tedesco mescolato con italiano, ora come allora. Tanti piccoli momenti mi riaffioravano alla mente, ieri notte; mentre pattinavo sotto i portici sentivo il coro angelico di sabato, sentivo le parole della piccola Elena, mi sentivo ravvivata dalla sua fierezza, indipendenza, energia, mi sentivo fiera di averla portata nel mio mondo ed averla fatta stare bene, e intanto pattinavo e mi guardavo nelle vetrine e negli specchi, quasi a controllare come sono diventata. C'è chi è venuto alla mia festa, è entrato, non mi ha riconosciuto ed è uscito. Sono sempre io, solo che una parte di me si è dissoluta: non so come, ma l'ho persa per strada. Il mio piccolino invece è entrato nel cortile interno e poi è uscito: nemmeno questa volta sono riuscita a festeggiare qualcosa con lui, ma non me ne dolgo perchè gli spazi in cui le nostre anime si incontrano non sono spazi accessibili a tutte le persone, come una festa, sono luoghi che la natura o la nostra mano ha reso belli ed accoglienti, sono luoghi accessibili solo a noi.



Sono innamorata di tutti quanti i miei Amici.

postato da FatinaTedesca 09:02 | commenti (2)

sabato, ottobre 09, 2004

Il mondo continua a girare sempre nello stesso verso, Bologna è sempre una città splendida, la galleria d'arte moderna continua a darmi emozioni, le mie feste sono sempre piene di gente e soprattutto LA MIA ELENA E' SEMPRE LA STESSA! Due giorni da turista a casa mia mi fanno rendere conto di quanto si stia bene, quanto la mia casa sia bella, quanto la città sia fantastica nelle giornate di sole, quanto sia entusiasmante avere intorno proprio le persone che ho intorno. Una festa nella tradizione delle nostre feste: vino, gente, allegria, discorsi seri e meno seri, tanti abbracci e sorrisi dolci da parte di persone con cui ho un legame affettivo saldissimo nonostante non ci si veda tanto spesso, io che mi vesto sempre in modo un po' esagerato per sentire ancora più forte l'emozione della festa ("Sei proprio gnocca!" Continuava a ripetermi il mio dolce piccolo Puffo). Ieri non ho potuto fare a meno di andare almeno per un'ora sulle mie amate colline ed ho portato la mia piccola Elena a Sabbiuno, un posto triste e magico, con la sua croce in fondo alla valle che sta a ricordare i corpi abbattuti e caduti, rotolando, lungo il calanco che li ha avvolti e portati verso il fiume, lontano da chi barbaramente li aveva messi in fila sul ciglio prima di sparare loro. Mentre ci facevamo le foto, ammirando noi stesse scatto dopo scatto, il sole è tramontato ed è arrivato l'autobus per il ritorno. Segue, poi, una serata di festa, un mare di gente che ondeggiandomi attorno accarezza il mio spirito e mi fa stare a galla. L'ultimo ricordo della serata è la mano di una Puppe, la cui stretta, prima forte, poi flebile, si scioglie, accompagnandoci in un sonno profondo.

postato da FatinaTedesca 22:29 | commenti (4)

giovedì, ottobre 07, 2004

Sono io, sono proprio io, me stessa al quadrato, al cubo, elevata all'infinito.
Sono io mentre esprimo meravigliosamente me stessa dipingendo una maglietta per la mia piccola Elena che arriva oggi.
Sono io mentre mangio un biscotto e pedalo senza mani su via delle Lame andando al lavoro nella mattina nebbiosa di Bologna (stamattina non si vedeva S. Luca!!!).
Sono io che non sembro più io e vorrei quasi travestirmi da me stessa perchè non rimanga scioccata, la mia piccola amica che oggi arriva con un carico di cose da dirmi e un cofanetto di risate che si schiuderà non appena ci vedremo, che esploderà come una bomba che doveva già esplodere da tanto tempo. E fluiranno le lacrime, grida si libereranno verso il cielo, i nostri spiriti saranno di nuovo in pace, forse, dopo un weekend estremamente liberatorio.
Finalmente un weekend sociale, lontano dalle montagne e dall'isolamento, purtroppo e/o per fortuna. Alle montagne penserò sempre e comunque e mentre farò qualsiasi movimento o sforzo fisico -come l'altra sera a nuoto- penserò a loro, penserò alle salite ed alle mie gambe che sono capaci di conquistarle, di portare il mio corpo a sentirle vicino al cuore, a vedere la loro bellezza ed i loro colori, a sentire il vento forte che ti inonda la faccia e ti penetra nelle ossa, a volare con la fantasia dopo avere raggiunto la vetta.

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mercoledì, ottobre 06, 2004

Che cosa scrivo oggi?

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martedì, ottobre 05, 2004

Nella mia vita è abbastanza normale che io acconsenta a soddisfare richieste inconsuete, ma non mi era mai capitato che qualcuno che non conosco mi chiedesse di fargli una iniezione. La proprietaria -mai vista- di un negozio di abbigliamento, dove stavo solo cercando una felpa, mi chiede "Sai fare le iniezioni?". "Sì". "Me ne fai una? Ho mal di schiena e ho bisogno di un antidolorifico". Acconsento, ci appartiamo, inietto, e vado oltre. Però la cosa mi ha lasciata un po' stranita.

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lunedì, ottobre 04, 2004

Datemi un consiglio: dove posso portare la mia amica spagnola che mi viene a trovare da giovedì a lunedì? E' già stata in Italia: a Firenze, Venezia, Pisa, alle Cinque Terre ed a Roma. Sono indecisa...

postato da FatinaTedesca 10:01 | commenti (8)

Il Corno alle Scale si è messo un vestitino con tante macchie colorate, dal rosso, al giallo al verde chiaro e scuro. Se ne sta là, impassibile, con tutte le persone (poche) che gli camminano sulla testa. E c'ero anche io, con la mia bici, a guardarlo, godendomi il momento più bello della giornata: il momento in cui l'ho visto così bello con il vestitino nuovo ed il mantello di nuvole basse che coprivano anche il Lago Scaffaiolo e rendevano tutto bellissimo. Il giorno prima la bici ha portato me ed il mio carissimo amico da Vidiciatico fino alla cima del Cimone. La bellezza del Lago della Ninfa è qualcosa che mi rimarrà sempre nell'animo e la violenza con cui soffiava il vento in cima, mentre si faceva buio ed il sole stava tramontando, mi ha ricordato la paura di morire di freddo, la bellezza e la fragilità del nostro corpo, la forza con cui si resta attaccati alla vita. Io, lui ed il Cimone. Tranquillità. Stanchezza. Vento forte. Serenità. Attenzione a scendere, perchè quello che ti dà la forza di vivere ti può anche fare morire. La discesa lungo il bosco verso Doccia sarebbe stata impossibile senza una torcia (e meno male che ce l'avevo!) e comunque è stata abbastanza impegnativa, ma mi sentivo tranquilla e sicura perché finalmente non ero da sola e poi era bello chiacchierare e ridere finalmente con lui, dopo tanti tanti mesi passati lontani l'uno dall'altra. Il giorno dopo ho subìto il solito destino ed ho dovuto continuare il giro da sola, ma sono stata comunque bene, nonostante fossi fisicamente al limite delle mie forze. In cima era freddo, l'Abetone era pieno di nuvole e molto freddo e si comincia a capire come sarà quest'autunno e quest'inverno, come sarà dura per me che vorrò ancora stare a vedere che vestito si mettono le mie amate montagne -sì, perchè ora che ci sono salita in bici le sento mie-, fino a quando si metteranno il mantello bianco e si riempiranno di gente che vorrà sciare, ivi compresi gli uomini volanti che non avranno più la possibilità di guardare all'orizzonte e lanciarsi verso l'alto.
Ora si lavora, anche se qui è festa, ma chi se ne importa: oggi farei qualsiasi cosa: ho incamerato tanta pace e tanta serenità da potere tollerare tutto di buon grado. Anzi, penso che mi divertirò.

postato da FatinaTedesca 09:47 | commenti

venerdì, ottobre 01, 2004

A volte ci si rende conto di essere andati fuori strada, fuori dal seminato, fuori da sè.
Anche andare in bici mi fa andare fuori di me, così fuori di me che mi ammiro, come si fa con altre persone, e quando tengo banco raccontando delle mie imprese ciclistiche mi vedo da fuori e mi viene da sorridere, come mi viene da sorridere quando Gulliver mi dice che sono dimagrita e che sto bene così. Anche dimagrire, infatti, mi ha portato fuori da me e mi ammiro allo specchio vedendo una persona diversa.
Anche lavorare troppo (ma quanto è troppo?) mi ha portato fuori da me e mi guardo, stressata e abbrutita, la sera, quando arrivo a non sentire più nulla e a non spegnere il cervelllo (non avendo tuttavia la sensazione di avere concluso poi tanto, vista la mia abissale ignoranza) e vedo un'altra persona.
Vivo continuamente e instancabilmente per cose esterme che non fanno che squilibrarmi, vivo non di emozioni, ma di esperienze, di cose che non ti divertono e basta in modo leggero, ma che richiedono di calarsi in una parte per sopravvivere loro, che richiedono fatica e una immersione totale.
Faccio yoga non perchè amo l'equilibrio, ma perchè anche io ne ho bisogno.

postato da FatinaTedesca 16:53 | commenti (1)