Ciò che è è, ciò che non è è possibile

lunedì, febbraio 28, 2005

 "Si voliamo bene come sorelle", dice la nuova protagonista del MuppetShow 2005 e la sua assistente la corregge, precisando che io sono sua nipote e non sua sorella, ma non ha capito che lei voleva esattamente dire questo. 

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venerdì, febbraio 25, 2005

 Il mal di gola come malattia esistenziale, non ti fa dormire la notte, ti fa tossire di continuo, poi ti svegli con le ghiandole gonfie ed il cervello un po' annebbiato, tutti i sensi un po' compressi, come se dovessi vedere da due buchini più piccoli, come se ti si fossero ristrette le orecchie, come se la lingua ed il naso si fossero rimpiccioliti. L'unica cosa che si è gonfiata è la tua testa ed è diventato davvero pesante portartela in giro per Bologna, mentre nevica e c'è un bel paciughino per terra, l'umidità ti bagna la faccia e le gambe sono l'unica cosa che funziona ancora bene, memori di giorni in cui andavi in piscina, in palestra e scalavi le montagne. Spero che il Dott. Volpe mi sappia prescrivere una cura che riporti tutto alla normalità: guardando l'elenco del medici di famiglia di Bologna, indecisa perchè non conoscevo nessuno e perchè non avevo idea di chi scegliere tra i molti disponibili nella mia zona, l'ho scelto solo per il suo nome, lo ammetto! La fatina vi saluta da un call center pakistano ogiùdilì in via del Pratello.

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martedì, febbraio 22, 2005

 

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lunedì, febbraio 21, 2005

Finalmente sola. Ammalata e un po' debilitata, ma sola. Non sto male, ho solo quell'intorpidimento che mi rende piacevole il riposo, la gola non brucia più e sospetto che guarirò al massimo domani, così mercoledì si ricomincia, con tutto, lavoro e palestra inclusi. Oggi è una giornata storica, perchè mi trovo finalmente, dopo almeno tre mesi di ininterrotta non-solitudine, per una decina di ore, da sola, ma non a casa, no, lì c'è sempre qualcuno che sciabatta su e giù per il corridoio, vanno a lezione, ma poi tornano spesso e  comunque fanno a turno per sorvegliare il fortino e non lasciarmi mai, nemmeno per 1 giorno da sola, forse perchè hanno paura che facciao delle feste (oddio!). Mi trovo parcheggiata in un anonimo appartamento della zona Mazzini, zona in cui ho anche abitato -in questo appartamento, quando era ancora vecchio-, e che non mi è mai piaciuta per la sua gente, per l'altezzosità dei personaggi che si trovano per strada, anche i più modesti, per l'assenza di personaggi strani, perchè il dialetto non viene parlato nemmeno dalle vecchiette che si incontrano dal fornaio, perchè quando esci di casa c'è solo traffico. Le forze mi stanno abbandonando e penso che ritornerò a letto, ma lascio qui una foto dei miei deliziosi e silenziosi infermieri.

 

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domenica, febbraio 20, 2005

 

Abbiamo voluto bene a quest'albero, quando lo abbiamo incontrato sul nostro cammino, in una romantica passeggiata a Verona lungo il fiume. Ogni domenica metto una foto sul blog, ormai è una tradizione. Di cose da scrivere oggi ce ne sono meno del solito perchè, come capita a molti, anche alla Fatina è capitato di ammalarsi, ma per un giorno, forse; ho dovuto riposarmi forzatamente, cosa che, per altro, non mi ha fatto per niente male. Il riposo però annulla la mia voglia di scrivere, che è alimentata dal movimento, dall'iperattività, dalla frustrazione per non riuscire mai a fare tutto, dall'energia che mi dà il fatto che, qualsiasi impresa io compia, domani ci sarà altro tempo da organizzare per fare altro, per intraprendere nuove iniziative e per vivere al massimo, insomma. Vivere al massimo è fatica, comunque, ed arriva sempre il momento in cui il corpo non ti segue e tu rimani lì immobile a fissare il soffitto e ti chiedi chi te lo fa fare, quanto sarebbe bello essere sempre immobile e rilassata, quanto sarebbe meglio tornarsene a casa con la mamma che ti cura quando hai l'influenza, invece di rimanere in territorio nemico, dove ti svegliano a suon di toctoctoc  toctoctoc sulla porta  solo per chiederti se hai finito di usare la lavatrice; allo stesso tempo però senti i muscoli del tuo corpo che ora sono lì a fare nulla e sembra quasi uno spreco, cosa che alimenta una sorta di frustrazione, lenita però da un senso di torpore generale che ti impedisce di muoverti e che ti fa sorridere pensando a quanto è comodo il tuo letto. Quando il corpo si risveglia è tutto finito, ogni pensiero pessimista è lasciato indietro, dimenticato per sempre, ed il soldatino si alza e ricomincia a marciare. Stamattina è ricominciata la mia marcia sebbene abbia ancora mal di gola, speriamo che il mio corpo ricominci ad ubbidirmi.

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giovedì, febbraio 17, 2005

Stamattina mi sveglio con il sorriso stampato sulle labbra e guardo la mia camera, che un giorno spezzerà le catene a cui è ancorata e volerà via chissà dove, andandosi a posizionare finalmente, di nuovo, in un'altra casa, magari con Gulliver, che è partito ieri, lasciandomi per il primo giorno dopo quasi un anno senza la sua voce al telefono fino alle 21 di stasera. L'idea che sia diventato grande mi piace, mi piace l'idea di avere un uomo a fianco, con tutto quello che ciò comporta, tipo anche fare da segretaria a questo essere; ma si sa, gli uomini hanno bisogno di qualcuno che li accudisca, a volte. Stanotte ho sognato i matti e ieri sono andata a trovarli, abbiamo giocato e mi sono divertita come sempre e penso anche loro; sono andata a casa distrutta: dopo 10 ore di lavoro e tre ore da loro la mia energia vitale si era spenta, mi sono però risvegliata quando ho visto le due donne perennemente fasciate nel pile con cui abito, che alle dieci hanno ancora la forza per parlare di bollette e rompere le scatole. La stupidità, la banalità e la mancanza di apertura riescono a turbare il mio equilibrio olimpionico, mi fanno quasi pentire dei piccoli gesti di umanità nei loro confronti, ma piano piano spero che questi attacchi di nervosismo, che mi spingerebbero a bagnare di alcool ed appiccare fuoco a quelle montagne di pile e cellulite (trasformandole in  due torce umane che, a quel punto sì, serverebbero a qualcosa), passino e lascino in me solo l'elegante indifferenza e la serenità che sono tipiche del mio modo di essere e di vivere. Stasera di nuovo in palestra, vediamo cosa succederà, chi ci sarà, se mi piacerà, ma soprattutto se domani camminerò.

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martedì, febbraio 15, 2005

Attila è alto un po' più di me, i suoi fianchi potrebbero essere larghi circa come i miei, ma, la differenza fondamentale tra me e lui sta nel fatto che le sue spalle hanno una circonferenza di circa due metri e ha la testa a forma di babbà, perchè ha un collo quasi più largo della testa, con sopra i capelli tagliati a forma di freccia, che indica la sua facciotta rossa di lampada con lo sguardo che vuole apparire cattivo ed i tatuaggi che spuntano fuori dalla maglietta militare abbinata ai pantaloni militari. La cosa strana è che ha un odore buonissimo, un profumo da uomo che sa di borotalco ed altri ingredienti dolcissimi e chissà, che cosa nasconde questo contrasto, chissà, povero piccolo Attila, come mai è diventato così. In palestra è pieno di giganti che io voglio pensare buoni, di persone che sembrano semplici e un po' grezze, ma sembra abbiano in comune una passione, che li spinge a rinchiudersi in una specie di capannone con le macchine da body building disposte in modo da rendere la stanza ampia e confortevole, anche se semplice e spartana. Non mi sento a disagio in questo ambiente, mi piace guardare i miei compagni di palestra mentre fanno degli urli bestiali sollevando mille miliardi di (miliardi di)  tonnellate, mi piace guardare i loro volti da cartoni animati, mi piace vederli quando interagiscono gli uni con gli altri. In quella palestra ci sono personaggi veramente strani, persone dagli sguardi intensi e anche un po' folli che nascondono chissà che vite e che percorsi umani. Questo fine settimana è stato bellissimo. Sono finalmente riuscita a trovare il tempo di andare a San Lazzaro in pattini, all'andata lungo la ciclabile ed al ritorno lungo la via Emilia, sfruttando il blocco del traffico, e sono riuscita anche ad andare a casa ed a stare un po' con la mia famiglia, a fare un esperimento di pattinaggio con il Poverocane che presto  sarà un poverocaneevirato per il bene suo e di tutta la comunità basso-padana, a vedere Davide, il bimbo di una delle persone che conosco da più tempo, a fare una escursione bellissima a Monte Sole, con uno dei miei più cari amici, possiamo chiamarlo Geppetto, ed a stare con Gulliver e con i suoi amici che non vedevo da un sacco di tempo (uno mi ha guardato stupito e mi ha riempito di complimenti per la mia metamorfosi!!!). Insomma 48 ore possono sembrare poche, ma se ci si organizza... Ieri sera ho chiamato la mia Puppe; non gliel'ho detto, ma l'ho chiamato per fargli sentire il mio calore nella gelida notte di San Valentino, per fargli capire che (almeno) c'è una donna che prova per lui un affetto infinito. Domenica, mentre ero appesa alle argille scagliose di aspetto vagamente friabile insieme a Geppetto, con alle spalle un tramonto mozzafiato sulla valle del Reno e sugli Appennini, pensavo a quanto sia facile morire anche senza andare troppo lontano da casa. Bastava una mossa sbagliata e probabilmente oggi sarebbe stato celebrato il mio funerale, con tanti piccoli vedovi che seguono il corteo funebre e mentre camminano mesti si chiedono se funzionerà il contatto con l'aldilà, se quando saranno tristi e non avranno più speranze potranno telefonarmi su una nuvola e io risponderò; tanti piccoli uomini che io tengo al caldo come se fossi una chioccia gigante. A volte mi viene il dubbio che i miei rapporti di amicizia abbiano qualcosa di morboso.

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sabato, febbraio 12, 2005

Caro Peppo, perchè non dovrei essere contenta? Perchè dovrei perdere tempo a perdermi invece di cercare la strada della felicità? Perchè dovrei dare più risalto alla depressione che alla felicità? Non è forse meglio dare agli altri il meglio di se e riversare in questo blog una spremuta di ottimismo e di felicità invece di scaricare pesantezza e pessimismo?
La mia vita mi piace, è così come la volevo, io sono come mi volevo, mi piaccio, piaccio, le possibilità della vita sono illimitate, i giochi sono ancora e sempre aperti, e non è il caso di perdere tempo a deprimersi perché da fare c'é sempre tanto!

Vi mostro le mie montagne, come si vedono dai colli di Bologna.

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venerdì, febbraio 11, 2005

Non sono giorni fecondi per idee e stramberie varie. Un minatore sudafricano morto da cent'anni, tale Krige, mi siede sulla spalla sinistra e mi guarda mentre lancio i programmi sul pc che stenta a partire, con i suoi 256 K di RAM; sulla spalla destra invece c'è il mio professore, tale Extra.T., e non fa altro che dirmi che sono stupida e che è tutto ovvio. Però ho ancora la forza di ridere, di nuotare, di pianificare (non di sognare, di pianificare), di progettare (non di sognare, di progettare), di fare tante cose, basta che la sveglia suoni alle 6.45 ed il mio corpo capisce che deve ubbidire nonostante gli acciacchi provocati dallo sport serale post-lavorativo, si alza, va in cucina, fa una colazione da minatore (deve essere Krige che lo suggerisce), torna in camera, di tanto in tanto per fare ascoltare alle orecchie e comprendere al cervello cosa sta accadendo nel mondo; magicamente il cervello comincia a svegliarsi e manda il corpo a lavarsi ecc. e poi lo fa tornare in camera, gli fa spegnere la radio e gli fa fare i 13 minuti di yoga mattutino, registrando ogni sensazione proveniente dalle varie zone periferiche, sentendo, ad ogni movimento muscoli che forse sono spuntati il giorno prima o forse sono solo una illusione. All'improvviso il corpo si alza e la mente assiste alla scena mattutina del riconoscimento allo specchio, durante il quale prima di tutto gli occhi esaminano il guscio della mente in toto, poi cominciano a passare ai particolari; la mente continua a non riconoscere il corpo, non se lo ricordava così. Dopo momenti di perplessità una sensazione di ilarità e sorpresa mi scuote, come se uno sconosciuto mi avesse appena portato un mazzo di rose ed un biglietto pieno di complimenti. Comincio a ridere, a volte anche a saltare, tutte le mattine, o meglio: tutte le mattine che la sveglia suona alle sei e tre quarti. 
Ma voi lo sapete come fanno i ciclisti a soffiarsi il naso?

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giovedì, febbraio 10, 2005

Si guarda attorno con aria felice, il muso puntato in avanti e gli occhi che volgono lo sguardo indietro ed ai lati, mentre la lingua è a penzoloni da una parte e saltella insieme a lui, al ritmo del suo passo e dei tamburi festanti, suonati da ragazzi in maschera che camminano spingendo un carrello, suonando i bonghi incastrati dentro. Quel cane rimmarrà per tanto tempo la mia immagine di felicità e libertà. Io seguivo la scia del corteo, in bici, insieme a CriticalMass-Bologna, che poi non è altro che un gruppetto scomposto di persone che per ora non si conoscono, ma che hanno una grande passione in comune, vestita da Fata Turchina, azzurrina dalla testa ai piedi.

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martedì, febbraio 08, 2005

"Ci continuiamo a scambiare un sacco di sguardi, ma poi niente di niente! Uffa!", dice una ragazza circa 15enne alla compagna, con uno sguardo imbronciato e gli occhi azzurri -belli, a mandorla- leggermente strabici e focalizzati su di lei, mentre l'acqua scorre sui suoi capelli lunghi e castani.  Mi trovo in un ambiente familiare, una stanza di quattro metri per quattro, piena di donne. L'acqua scorre, scorre sulla mia testa, sulla mia faccia e va a scaldare tutto il corpo affaticato, va a lavare via il cloro, creando una cortina, un velo, sulla mia faccia, che appanna la mia vista, ma non mi impedisce di ascoltare i discorsi delle vicine, di guardarle, di osservare il loro corpo, di scrutare le loro espressioni, soppesare con lo sguardo le loro forme, isolandomi e rilassandomi, lasciandomi andare a pensieri random. Raramente parlo con qualcuno dopo avere nuotato; i miei compagni di corso sono quasi tutti uomini e molto spesso rimango per più di una lezione, quindi mi ritrovo sempre da sola sotto la doccia a guardare attorno a me le varie forme di umanità che riempiono la stanza.  Quando mi assento per una settimana da questo ambiente e vi ritorno, mi sembra tutto strano, mi sembra di rivivere i momenti di crisi di quindici anni fa, quando andare in piscina era una tragedia, quando il primo odore che sentivo era quello delle pizzette del bar della piscina e poi quello nauseante del cloro, associato all'imbarazzo creato dalla cuffia e dal costume, quando dopo  un'oretta a sgambettare avevo una fame incredibile. Arriccio il naso come i gatti quando appoggiano il muso su un cibo caldo, quando entro in piscina spingendo la porta all'uscita delle docce; poi mi avvicino al bordo della vasca, rigorosamente senza accappatoio, mentre tengo in bocca gli occhialini e cerco di mettermi la cuffia, camminando. Saluto vari istruttori che incontro sul mio cammino,  mi metto gli occhialini e mi tuffo. A quel punto lo sconvolgimento iniziale è passato, sono libera, sono me stessa e nuoto, nuoto allungandomi nell'acqua e spingendola con grazia e decisione.
Lapsus freudiano delle mie coinquiline "Quando comincerai il corso di shiatsu noi ti faremo da chiaviche!"

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domenica, febbraio 06, 2005

Benvenuti a Bologna.

 

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venerdì, febbraio 04, 2005

Che cosa si scrive quando si ha la testa piena di cose? La scrittura, anche di un post di un blog come questo, dove quello che viene scritto viene solo ricontrollato dal punto di vista grammaticale, in cui fluiscono i pensieri del momento, le comunicazioni adamiciunificati, le strambezze delle otto e mezza di mattina, deve essere un rivolo fluido che esce dal cervello, si spande nel corpo ed arriva alle mani sulla tastiera, non può essere un'ondata scomposta, in cui galleggiano stivali di gomma, rane morte e pezzi di barche naufragate.
Stamattina pensavo che potrei dire di essere stata adolescente mio malgrado, forse non ero fatta per essere adolescente, perchè gli adolescenti veri sono tormentati e (auto)distruttivi, mentre io cercavo di trovare la strada nel caos, di avere una vita felice e serena e tante altre cose positive, avevo bisogno di trovare persone come me e quando ho cominciato a trovarle, ho anche cominciato a crescere ed a diventare come sono.
Non avrei mai potuto diventare una rock star con manie suicide perchè quello che mi è sempre piaciuto è vivere, vivere di cose semplici, capire la vita, capire me stessa e gli altri, fare esperienze di ogni tipo, sentire su di me i cambiamenti delle stagioni, vedere il mio corpo che invecchia, scoprire che anche quando si hanno pregiudizi o quando si pensa di non potere più sperare, per se o per gli altri, c'è sempre una sorpresa che ti aspetta, vedere che la tenacia viene ripagata, vedere che quando riversi sorrisi e dolcezza ottieni in cambio un mondo migliore.
In questo momento mi viene in mente il modo di ridere di Fabrizio, uno dei miei amici matti, che è sempre cupo e taciturno, ha gli occhi mezzi chiusi e sembra che non si muova dalla sua solita espressione imbronciata. Quando gli si dà attenzione, quando si fa una battuta, sorride, poi comincia a ridere in modo sguaiato, come se avessi detto la battuta più bella del mondo, solo perchè la hai detta con lui, questo gli basta.
Sei paia di occhi pieni di affetto e di gioia per le piccole cose mi aspettano tutti i giorni che vado a trovarli ed il modo in cui mi salutano prima di andare a letto, i loro abbracci ed i loro sorrisi mi fanno illudere di avere fatto, quel giorno, qualcosa di senso compiuto.
Il mio brainstorming finisce qui, solo per questioni di tempo, e mentre sul Navile si sta preparando il fondale del tramonto ed il sole sta per illuminare il mio pc, concludo questo post e continuo a lavorare.


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mercoledì, febbraio 02, 2005

Cagliostro cammina leggero alzando il naso all'insu, poi va sulle ciabatte infradito, ma non se le infila nei piedi incominciando a trascinarle per la casa, sculettando verso la cucina per prepararmi la colazione appena suona la sveglia. Eh no! Invece si appoggia sulle ciabatte con maniepiedi e comincia ad affondare le sue unghie, tirando poi indietro con violenza la zampa, creando piccoli solchi nella plastica, producendo un rumore sordo. Comincia così un'altra giornata, comincia con il cazzeggio mattutino per cui mi sveglio mezz'ora prima di quando si sveglierebbe qualunque persona normale. Poi la strada, la bici, le macchine ed ora mi trovo qui. Ieri sera io e l'Animaletto abbiamo parlato con colui che si potrebbe definire il nostro preparatore atletico e ci ha detto cosa dobbiamo fare nei prossimi due mesi per cominciare a svegliare il nostro corpo ed a prepararlo per la Grande Avventura. Il mio cuore si ingrosserà, lo ha detto lui: con un certo tipo di allenamento il cuore si allarga, con un altro tipo si inspessiscono le sue pareti, così pompa sangue con più energia. Comincia la prossima settimana il lavoro su di me.

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martedì, febbraio 01, 2005

Vorrei scrivere.
Non voglio raccontare.
Dovrei lavorare.
Non riesco a non scrivere.
Mi contengo.

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