martedì, luglio 12, 2005
Il mio blog si trasferisce per ferie.
Se mi volete leggere potete trovarmi qui.
giovedì, luglio 07, 2005
In attesa di una giornata di pioggia che mi costringa a fermarmi a scrivere penso che farò una pausa, anche per lavorare al massimo prima della partenza per il giro che mi vedrà forse -mio malgrado- sola ad affrontare la titanica impresa.
martedì, luglio 05, 2005
et d'employer l'esprit à le justifier.
lunedì, luglio 04, 2005
venerdì, luglio 01, 2005
Mi addormento mentre il vento soffia così forte, da finestra a finestra, che spero che porti via tutto l'appartamento.
In me c'è la dolcezza di un film tratto dal mio libro preferito ( "Il tamburo di latta", per chi non lo sapesse già), che mi ha fatto venire la pelle d'oca e piangere dal ridere, come se vedessi, finalmente, degli amici che ho sempre solo sentito al telefono.
La giornata è stata riempita di significato da una email densa e piena di una persona che stimo moltissimo, è stata allietata dall'incontro con due ciclisti matti che mi trattano istantaneamente come una simpatica macchietta o forse una bambolina parlante tipo quelle dei ventriloqui - e io cerco di non deluderli! -, dalla bellezza dell'estate, dai progetti per il weekend che viene, dall'attesa per l'incontro di stasera con il Follettobuono e Maurino (che continua a dirmi "Sono esterrefatto! Ma come si è permesso!", mentre io sorrido della sua indole da fratello maggiore che mi vuole difendere a tutti i costi).
Mi trovo infine al termine di una giornata così, come tutte le altre eppure degna di essere vissuta nella sua unicità, mentre il sonno finalmente si sta prendendo il mio corpo senza fare troppe storie, a telefonare, non potrei dire altrimenti che dolcemente, con il Marziano, uno strano essere venuto dal passato, da quell'anno e mezzo che ha segnato il mio modo di essere attuale più di ogni altro periodo della mia vita.
Riappoggiato o forse lanciato il telefono, Henry Miller mi accompagna nel sonno con queste parole:
"Ci fu un periodo in cui io riuscivo a considerare con allucinante chiarezza il mio passato nella sua integrità. Ero come ossessionato dal potere di ricordare tutto, e tutto quel che mi saltava l'uzzolo di ricordare; e anche senza volerlo avvenimenti ed incontri che avevo vissuto molto tempo prima mi s'affollavano alla coscienza con tale forza, con tale vivezza, da risultare quasi intollerabili. Ogni fatto che mi era capitato acquistava senso e significato, e di quella esperienza è questa la cosa che ricordo specialmente. Ogni appuntamento, ogni incontro casuale diventava un avvenimento; ogni rapporto umano si incasellava al posto giusto. E poi, d'un tratto, mi sentii capace di voltarmi indietro a considerare l'enorme, sì, enorme legione d'uomini, donne e bambini che avevo conosciuto - e anche animali - e vedere la cosa come un tutto, vederla chiaramente e profeticamente come si vedono le costellazioni in una limpida notte d'inverno. Potevo distinguere le orbite descritte dai miei amici planetari e dalle mie conoscenze, e in mezzo a quei vertiginosi movimenti sapevo anche distinguere l'incerto percorso tracciato da me: nebulosa, sole, luna, satellite, meteora, cometa... e polvere di stelle. Mi accorgevo dell'esistenza di profonde e tenaci connessioni tra me e ogni altro essere umano con cui avevo avuto la sorte - e il privilegio - di venire prima o poi a contatto. Ma quel che più importava era che vedevo nella struttura di quel che sono in atto l'essere potenziale che io sono. In quei momenti di lucidità mi vedevo come uno degli uomini più solitari e nello stesso tempo più sociali. Era come se, per un istante, fosse calato il sipario, si fosse sospesa la recita. Nel grande anfiteatro, che avevo creduto vuoto e privo di senso, s'inscenava dinanzi ai miei occhi la tumultuosa creazione in cui anch'io finalmente e per fortuna avevo una parte.


