Ciò che è è, ciò che non è è possibile

lunedì, gennaio 29, 2007

lui

 

- Sono dove avrei sempre voluto essere.

- Sulla fondovalle del Panaro in coda per tornare a casa?

- Beh, in un certo senso...

postato da FatinaTedesca 22:53 | commenti

domenica, gennaio 21, 2007

                                                                         And I find it kind of funny
                                                            I find it kind of sad
                                                                                   The dreams in which I’m dying
                                                           Are the best I’ve ever had

Sono sul balcone di casa mia, quello a cui si accede quando si esce dalla mia stanza da letto. La mattina, quando ti svegli ed esci ancora intorpidita, vieni accecata dalla luce che esce dalla porta a vetri in ferro, con quei ricami riccioluti che assomigliano a due cuori che si specchiano. Esco in terrazza ed incontro mia madre. Noto sul suo viso un sorriso stralunato, quasi troppo allegro per essere suo; ha due occhi troppo vispi e allucinati per essere quelli della persona quadrata che mi ha sempre illuminato e protetto. Ha un rossetto vistoso, porta sei o sette collane al collo; non le ho mai visto addosso degli orecchini: adesso li indossa. Proseguendo la panoramica noto che ha una gonna di velo arricciata molto trasparente, si intravedono benissimo le mutande bianche e le sue magre e bianche gambe lunghe.  Si volta verso l’esterno della casa, ed è in quel momento che scorgo mia nonna appoggiata alla ringhiera. L’accarezzo e mi stupisco che sia così calda e che sorrida. E’ diventata un sorridente cactus caldo, chissà come fa a muoversi senza il suo vasetto, i suoi piedi sembrano una specie di blob. Si muove sotto la mia mano sorridendo mielosa mentre si spalma contro il palmo della mia mano. Quanto sorride. E' calda e carina.

 


 

postato da FatinaTedesca 15:49 | commenti (5)

venerdì, gennaio 19, 2007

e navigar m'è dolce in questo mare

Si accomodi qui e si spogli c o n  i l d o r s o n u d o.

Sono un po’ intontita dalla febbre e questa frase pronunciata con tono di voce metallico mi suona un po’ male. Ci penso un attimo. Mentre guardo il vuoto, ancora in piedi nel camerino, vedo uscire la signora in pelliccia che era prima di me e mi rendo conto di non avere chiuso la porta. Poi mi tolgo la maglia ed esco. Sento i capelli che mi ciondolano sulle spalle nude. Il rumore dei tacchi rimbomba nella stanza quasi vuota, mentre mi avvicino ai macchinari. Fa freddo. E’ tutto grigio, metallizzato e verdolino, c’è poca luce. La signora con il camice bianco mi dice di togliermi anche la collana, poi di appoggiarmi bene ad un rettangolo ancor più freddo. Mi appoggio e lei si va a nascondere in uno stanzino. Respiri e trattenga il respiro. Respiro e trattengo.

Respiri. Click. Poi esce, mi fa girare di lato e mi fa alzare le braccia. Mentre mi appoggia al rettangolo freddo sento le mie costole che si aprono a ventaglio per adattarsi alla superficie.

Respiri e trattenga il respiro. Respiro e trattengo. Respiri. Click. Può andare. Mentre mi vesto lentamente sento chiamare ad alta voce un signore, che nel frattempo entra. Si accomodi qui e si spogli c o n i l  d o r  s o n u d o. Faccio in fretta a vestirmi e ad uscire. Mentre sto chiudendo la porta sento la stessa litania. Respiri e trattenga il respiro.

Esco evitando di guardare il signore che è a cinque metri da me. Mi siedo di nuovo ad attendere. Appoggio la giacca e la borsa sulle ginocchia e mi guardo attorno.

Una elegante sessantenne con capelli grigi e trucco marcato fa le parole crociate appoggiandosi sulla pelliccia.

Un signore di fianco a me legge il Carlino beato. Sua moglie guarda il muro. Poi il soffitto. Poi a sinistra. Poi a destra. Infine si avventa sul giornale di suo marito e ne prende la parte centrale, lasciando il signore impassibile, incredibilmente nella stessa posizione.

Un signore cinese esce dall’ambulatorio con camicia e cravatta in mano: fa un certo effetto vedere le sue due maglie della salute, appoggiate una sull'altra sul suo corpicino magro insieme al suo volto stanco, dopo averlo visto entrare così elegante e apparentemente sereno.

In un angolo sono appoggiati sulle sedie marito e moglie, lui sta indietro per fare spazio alla pancia, lei apre le gambe per lo stesso motivo. Incontrano un conoscente e chiedono se ha origini ferraresi; lui dice, sì, però sono qui a Bologna da anni; loro dicono sì ma anche noi abbiamo parenti ferraresi, che-non-c’è-mica-niente-di-male.

 

postato da FatinaTedesca 16:44 | commenti (5)

martedì, gennaio 16, 2007

myspace layouts, myspace codes, glitter graphics

postato da FatinaTedesca 16:21 | commenti (2)