Ciò che è è, ciò che non è è possibile

domenica, giugno 21, 2009

Un ragazzo con gli occhi azzurri furbini ed un abito bianco stropicciato e pieno di pennellate casuali mi avvista nella folla e mi corre incontro a braccia aperte. Ha il rossetto su tutta la faccia, un bacio sulla guancia con timbro rosso non me lo toglie nessuno, penso. E infatti!
Continuo poi nella folla, tra le percussioni, gente felice che saltella e si esprime nelle maniere più personali, ballerini, trampolieri, equilibristi e mimi improvvisati, una gioia umana che continua a vivere e ad ingigantirsi lungo via Ugo Bassi. Bologna non è morta, Bologna non è vecchia, Bologna echeggia di risate e felicità. Oggi. La mia vita è forse come Bologna! Operosa e seria di giorno e allegra e leggera di notte. E le notti ed i giorni si susseguono pieni e densi di umana esperienza che si concentra nel mio corpo e nella mia anima. Al lavoro la prima responsabilità – dieci persone ed una attività da gestire e migliorare! –, la vita sempre più piena e bella, sempre più vera, sempre più un viaggio in cui solo io sono la protagonista, in qualsiasi fiume mi bagni, in qualsiasi ambiente mi contamini e mi immerga. Io sempre io, sempre me stessa. Più forte. Più vera. Più conscia di me stessa e degli altri. Più bella. Sono lontani i tempi dei Depeche Mode. Li ascolto al concerto con una nostalgia un po’ finta, come se fossi stata un altro animale in un tempo lontano ed ora mi sentissi parte della mia stessa specie, ma mi commuove fino alle lacrime Waiting for the Night, non resisto. Sono lontani anche i tempi della bici, ma quelli ritorneranno, quando l’ondata di goduriosa esperienza di vita “normale” di quest’anno mi avrà saziato ripartirò più forte di prima. Sono lontani i tempi di Gulliver, in cui l’amore era basato sui vuoti e non sui pieni, è chiara e forte la voce che mi viene da dentro e che sa chi e cosa cerco, chi e cosa non sono e non posso vivere. Guardo me stessa dentro il Duomo di Milano e mi sento rilassata nell’essere così piccola ed insignificante, eppure il mio viaggio di formica mi sembra così importante e difficile! Mi piacerebbe essere come i tuoi amici e farmi dare consigli come: “Vai dallo psicologo”, “Fai più sport”, “Prendi più proteine”, ma non riesco a raccontarti di me. E’ difficile interagire con qualcuno che non sai cosa abbia sofferto e cosa non riesca a raccontarti. E senti che ti ama. Ho paura che non mi ami?
Tutto ciò che sono stata sono sempre ancora io. Strato su strato mi accresco come un albero. Ogni segno nella mia corteccia è un grammo in più di esperienza e consapevolezza. La mia anima peserà una tonnellata quando morirò?
Una canzone di Cristina Donà.
Uno stato d'animo.

postato da FatinaTedesca 15:46 | commenti (1)